Un’opera d’arte come punto di partenza, l’abito come nuova superficie sulla quale segno, colore e materia acquistano una dimensione diversa. Il 30 settembre 2026, negli spazi di M45 a Milano, l'artista e designer Francesca Levi ha presentato sette creazioni nate dal confronto con indiscussi protagonisti della storia dell’arte: Joan Miró, Gustav Klimt, Lucio Fontana, Pablo Picasso, Wassily Kandinsky e Katsushika Hokusai.
Levi ha costruito il proprio percorso attraversando discipline differenti. Dopo la formazione all’Accademia di Belle Arti di Brera, gli studi di architettura e il diploma in Industrial Design alla Scuola Politecnica di Design, ha lavorato tra arte, gioiello, progettazione di arredi e moda. "Il tessuto non è una superficie immobile: segue il corpo, crea pieghe, reagisce alla luce e cambia continuamente prospettiva. Il disegno attraversa il busto, prosegue sulle maniche, può scomparire lungo un fianco e ricomparire sul retro. Per comprendere interamente ciascun lavoro non basta quindi una visione frontale: l’abito chiede di essere osservato nello spazio", spiega la stilista.
I sette pezzi raccontano modi di affrontare questa trasformazione. Nell’interpretazione di Klimt, il raso nei toni dell’oro diventa una superficie luminosa attraversata da spirali, piccoli moduli geometrici, tracce metalliche e accenti di colore.
Con Miró, Francesca lavora sulla forza del segno e del colore: rosso, blu, giallo e nero emergono sul fondo neutro attraverso forme essenziali, linee sottili e figure sospese. La composizione si sviluppa davanti e dietro, utilizzando l’intera lunghezza dell’abito come uno spazio pittorico continuo. Il confronto con Picasso porta verso la scomposizione. Grigi, neri e argenti costruiscono una successione di piani e geometrie che sembrano sovrapporsi e modificarsi con il movimento del tessuto. Nel lavoro dedicato a Kandinsky, invece, sono ritmo, rapporti geometrici e tensione tra forme e colore a diventare materia per una nuova composizione.
Con Fontana il gesto si riduce all’essenziale. Il riferimento al taglio e alla conquista dello spazio porta la Levi verso una superficie più rarefatta, nella quale il segno interrompe la continuità e introduce visivamente il vuoto come parte del lavoro. A Hokusai appartiene infine un registro differente: quello del movimento. Non sono dunque sette quadri trasposti su tessuto ma sette interpretazioni costruite a partire da differenti vocabolari artistici. La pittura resta visibile nella sua manualità e ogni abito conserva l’irripetibilità del gesto che lo ha generato.
Francesca Levi, M45 Gallery Milan - Seven unique, hand-crafted and hand-painted pieces inspired by the artistic languages of Miró, Klimt, Fontana, Picasso, Kandinsky and Hokusai.
Dal Quadro all'Abito