Pellico 3 Restaurant, Park Hyatt Milano

Cornici e Forchette

Al Pellico 3 di Park Hyatt Milano, l’alta cucina incontra l’arte contemporanea in un percorso che mette in relazione i piatti dello chef Guido Paternollo con le opere di Tancredi Parmeggiani, Claudio Verna e Turi Simeti. Un dialogo fondato su materia, luce, trasformazione e ricerca dell’essenziale. Le tele di Claudio Verna, tra i protagonisti della Pittura Analitica, trovano una naturale corrispondenza nella cucina di Paternollo, una “cucina cucinata” che restituisce centralità a tecnica, fuoco e materia prima. In Oro Antico, la stratificazione cromatica di gialli e aranci richiama l’Irish Coffee di champignon, dove il fungo si esprime attraverso consistenze e intensità diverse, in un continuo gioco di trasformazione. La stessa idea di equilibrio dinamico emerge in Colonna, accostata allo Scampo poché con emulsione al levistico, fave, curry e limone nero. Come le bande cromatiche dell’opera guidano lo sguardo senza imporre una direzione, il piatto costruisce una progressione di sapori che valorizza ogni elemento nella sua identità. Con Percezione II, Verna condivide invece il tema della scoperta graduale: i Ravioli di Parmigiano Reggiano 18 mesi rivelano complessità e profondità attraverso un unico ingrediente protagonista, proprio come la tela svela lentamente le sue stratificazioni cromatiche. Il dialogo con Nove Ovali di Turi Simeti si sviluppa attorno alla tridimensionalità. Lo Scottadito di agnello al timo e piment d’Espelette, con la sua alternanza di crosta, succosità e aromi, richiama i rilievi ellittici dell’opera, che trasformano la superficie pittorica attraverso luce e ombra. Chiude il percorso il dessert Fragole in scapece di rabarbaro e verbena, accostato a Senza Titolo di Tancredi Parmeggiani. Entrambi celebrano il cambiamento continuo: consistenze, segni e percezioni si susseguono senza fissarsi in una forma definitiva. Al Pellico 3, opere e piatti non chiedono di essere interpretati, ma vissuti. Un’esperienza in cui arte e gastronomia condividono lo stesso linguaggio fatto di rigore, sensibilità e trasformazione della materia.