La gastronomia evolve, non è solo esperienza di piacere e convivialità ma è anche strumento di prevenzione, equilibrio e qualità della vita. Una gastronomia intelligente insomma. Il cibo, lo sappiamo, è una vera e propria informazione biologica, capace di dialogare con la flora intestinale, influenzare i processi infiammatori e incidere sull’equilibrio metabolico. "Mi sono chiesta perché le conoscenze sulla prevenzione e sulla longevità rimanessero spesso confinate negli studi medici, nei congressi o nei laboratori di ricerca, senza riuscire a entrare davvero nella vita quotidiana delle persone. Da questa riflessione è nata Intelligence Gastronomy", ci racconta la manger Marianne Giordanengo, simpatica e bella fondatrice di Intelligence Gastronomy. "L’idea è semplice: utilizzare il linguaggio universale della gastronomia per rendere accessibili temi complessi come benessere, prevenzione, personalizzazione e longevità, senza rinunciare al piacere della tavola e alla convivialità che caratterizzano la nostra cultura mediterranea".
Signora Marianne continuiamo a sentire parlare di ingredienti funzionali, fermentazioni, cucina vegetale, riduzione degli zuccheri. Dobbiamo essere consapevoli e forse meno superficiali in tema di cibo? Quali tendenze stanno ridefinendo l’alta gastronomia?
Dopo anni dominati dalla tecnica e dall’effetto sorpresa, oggi il vero lusso è rappresentato dalla capacità di generare benessere. Le fermentazioni, gli ingredienti ricchi di fibre prebiotiche, la valorizzazione delle proteine vegetali e la riduzione degli zuccheri aggiunti non sono più semplici tendenze ma strumenti per costruire piatti più equilibrati. Parallelamente assistiamo a un ritorno della biodiversità: grani antichi, legumi dimenticati, erbe spontanee e piccoli produttori stanno tornando protagonisti. La sfida per gli chef non è rendere la cucina più “salutista”, ma più intelligente: creare piacere gastronomico utilizzando ingredienti che dialogano positivamente con il nostro metabolismo e il microbiota.
Il benessere, come lei sostiene con forza, passa sempre più dalla tavola. Crede che la cucina del futuro sarà progettata insieme a nutrizionisti e medici?
Credo che questa sia una delle grandi sfide dei prossimi anni. Oggi disponiamo di conoscenze straordinarie sul rapporto tra alimentazione, prevenzione e longevità, ma queste informazioni raramente arrivano alle persone attraverso un linguaggio capace di emozionare e generare cambiamento. Chef, medici, nutrizionisti e ricercatori appartengono ancora a mondi che dialogano troppo poco tra loro. Eppure condividono lo stesso obiettivo: migliorare la qualità della vita delle persone. Non immagino una gastronomia medicalizzata. Immagino una nuova alleanza tra scienza e cultura gastronomica.
La convivialità resta centrale nell’esperienza gastronomica. Come si può conciliare l’aspetto emotivo del cibo con una crescente attenzione alla salute?
Credo che la convivialità sia uno degli aspetti più preziosi della cultura mediterranea e che non sia affatto in contrasto con una maggiore attenzione alla salute. La relazione con il cibo nasce molto prima di ciò che troviamo nel piatto. Nasce al mercato stabilendo una relazione con i prodotti. Poi passa in cucina, osservando, assaggiando, preparando insieme. Coinvolgere i bambini nella preparazione dei pasti, insegnare loro a riconoscere i sapori, le differenze tra gli ingredienti, la stagionalità e la ricchezza dei colori degli alimenti significa costruire le basi di una consapevolezza che li accompagnerà per tutta la vita. L’ alimentazione non è solo nutrizione. È educazione, cultura e condivisione. Adesso tutto è veloce e immediato, recuperare il valore del tempo dedicato alla preparazione di un pasto e alla condivisione della tavola rappresenta una forma importante di benessere.
Lei è piemontese, patria dello slow food e del suo maestro Carlo Petrini. La cucina piemontese l'ha influenzata? Dove possiamo gustare i suoi piatti?
La cucina piemontese mi ha influenzata profondamente. Ma per metà sono francese, terra dove il prodotto è valorizzato al massimo. Sono cresciuta con una doppia cultura in una terra che ha sempre attribuito grande valore alla materia prima, alla stagionalità e al rispetto del territorio. Prima ancora che si parlasse di sostenibilità, questi principi facevano parte della quotidianità. L’insegnamento di Slow Food e di Carlo Petrini ha contribuito a diffondere una visione del cibo che considero ancora straordinariamente attuale: il cibo deve essere buono, pulito e giusto. Oggi porto questa eredità all’interno di Intelligence Gastronomy, cercando di coniugarla con il massimo rispetto dei piccoli produttori e le più recenti riflessioni sul benessere, sulla prevenzione e sulla longevità. Lo facciamo attraverso eventi ed esperienze gastronomiche dedicate al benessere, servizi di catering e percorsi personalizzati che, su richiesta, portano la nostra filosofia direttamente nelle case delle persone con il servizio “Chef IG a casa”. Perché credo che la cultura del buon cibo e della cura di sé debba essere vissuta prima di tutto nella quotidianità, in famiglia e con gli amici.
La gastronomia può avere un impatto concreto sulla salute pubblica e sulla prevenzione delle malattie croniche?
Assolutamente sì. Le malattie croniche legate agli stili di vita rappresentano una delle principali sfide dei sistemi sanitari contemporanei. Intervenire sulle abitudini alimentari significa agire a monte del problema. La gastronomia ha un vantaggio straordinario: non impone comportamenti ma genera desiderio. Quando un alimento sano è anche buono, bello e culturalmente rilevante, diventa più facile trasformare una scelta salutare in una nuova abitudine. Per questo considero la gastronomia uno strumento di prevenzione ancora largamente sottovalutato.
Guardando ai prossimi dieci anni, quale sarà secondo lei la vera evoluzione della gastronomia Luxury?
Assisteremo a un cambiamento profondo del concetto stesso di alta gastronomia. Per molti anni l’eccellenza è stata associata principalmente alla tecnica, alla creatività e all’esclusività. In futuro questi elementi continueranno a essere importanti ma non saranno più sufficienti. Le persone cercheranno esperienze capaci di interpretare la loro unicità. Per questo in Intelligence Gastronomy parliamo di Cucina 4P: Predittiva, Preventiva, Personalizzata e Partecipativa. Una visione che si ispira ai principi della medicina personalizzata e li traduce nel linguaggio della gastronomia. Credo che la vera evoluzione sarà la capacità di costruire esperienze sempre più su misura, tenendo conto delle esigenze individuali, degli stili di vita, degli obiettivi di benessere e delle preferenze personali, senza rinunciare al piacere, alla cultura e alla convivialità che rendono unica la nostra tradizione mediterranea. Credo fermamente che questo sarà il futuro della gastronomia e lavorerò perché accada. Perché il vero lusso non sarà avere di più, ma sentirsi compresi nella propria unicità. La personalizzazione sarà il nuovo lusso. Deluxu.it Copyright